Internaut Day: 25 anni di world wide web

Compie oggi 25 anni il world wide web. Questo giovanotto svizzero che ha visto la luce al Cern di Ginevra oggi viene celebrato in tutta la rete dagli oltre 3,4 miliardi di internauti, e dal social network che ne raggruppa la maggior parte: Facebook, che ha raggiunto la ragguardevole quota di 1,7 miliardi di utenti.

Il social network ha ricordato la giornata con un messaggio in cui ringrazia “Tim Berners-Lee e gli altri pionieri di internet che hanno contribuito a rendere il mondo più aperto e connesso”.

Internaut-day

Era il 6 agosto del 1991 quando il papà del web, Tim Berners-Lee (nella foto qui sotto), pubblicò la prima pagina online. Ma la popolarità del web era di là da venire e fu necessario aspettare fino al 23 agosto per registrare il primo accesso da parte di un utente pubblico, cioè qualcuno che non fosse parte del team di ricercatori che stava lavorando al progetto.

Tim-Berners-Lee

Date che sono naturalmente solo punti di riferimento per la storia, dal momento che lo stesso Tim berners-Lee ha dichiarato che non ci sarebbe stato un momento preciso in occasione del quale lui e i suoi colleghi (vale la pena di citare anche il belga Robert Cailliau, considerato il co-inventore di internet) hanno potuto affermare di aver creato il Web, piuttosto la Rete sarebbe stata il risultato di un lavoro cominciato negli anni ’80.

Berners-Lee aveva infatti già proposto al CERN la sua idea di una “rete mondiale di documenti collegati da ipertesti” nel 1989, ma senza ottenere troppo supporto. Internet, nella sua forma grezza, esisteva già da molto – quello che mancava e che Tim Berners-Lee aveva visualizzato, era la sua dimensione di super-documento globale.

Quel 9 agosto del 1991, la nuova proposta di Tim Berners-Lee arriva sul newsgroup alt.hypertext. Il 23 dello stesso mese il WWW è aperto agli utenti pubblici, che iniziano a popolare il primo server al CERN. Il secondo server in assoluto viene attivato in settembre a Stanford da Paul Kunz, un ricercatore americano rimasto estremamente affascinato dal concetto World Wide Web.

Questo è il messaggio che Tim Berners-Lee pubblicò quel 6 agosto:

Berners-Lee-alt-hypertext-post-6th-august-1991

Lester Bangs

Lester Bangs: la scrittura e la musica

Appena arrivato ho conosciuto Dio. Gli ho chiesto perché. Sai com’è, a soli 33 anni, eccetera. Ha detto solo: “MTV”. Non voleva che mi toccasse sciropparmela, di qualsiasi cosa si tratti.
Dalla nuvola di Lester Bangs

Del perché Lester Bangs figuri nell’olimpo dei miei miti personali cercherò di spiegarvelo utilizzando non solo le mie parole ma anche le sue, e quelle di chi le ha tradotte. Leslie Conway Bangs, detto “Lester” (1948-1982) è considerato il critico rock più influente di tutti i tempi. Citando la prefazione di Wu Ming al libro “Guida ragionevole al frastuono più atroce”, tradotto da Anna Mioni:

“In pochi anni, Lester entra nell’empireo del New Journalism […], nel sottogenere  gonzo (narrazioni picaresche imbottite di sostanze psicotrope) […], e nel gonzo dentro un ulteriore sottogenere, lo scrivere rock (che non è semplicemente lo scrivere di rock).”

Esattamente: “Scrivere può essere rock’n’roll” dice il buon Bangs. E ha ragione: “Il rock non è solo un genere musicale, è un modo di fare le cose, di approcciarsi alle cose”. Un modo che è mille anni luce lontano dai divismi, che non contempla transenne tra la rock star e il pubblico ma che invece ha a che fare con l’essere veri, autentici, senza filtro, magari dicendo cose che poi dovrai ritrattare, ricredendoti, ma dicendo sempre esattamente quello che in quel momento ti attraversa il cervello. Scrive rock, Lester, e lo fa con una prosa sconclusionata, ipnotica e carismatica, catturandoti dalla prima parola all’ultima.

“Non è mica un vip, Lester, è anzi l’outsider perenne, ostile a qualunque door policy e buttafuori. Piuttosto che entrare nel club ‘esclusivo’ s’unisce agli esclusi sul marciapiede, fraternizza coi respinti dal dress code.”

Dice Anna Mioni, traduttrice dei testi di Bangs:

I suoi libri sono vera letteratura e non solo roba per addetti ai lavori. Chi legge letteratura ‘seria’ spesso snobba la critica rock, ma per lo zio Lester vale la pena di fare un’eccezione. Accidenti se ne vale la pena. I suoi libri sono un affresco a tutto tondo dell’America di quegli anni, in pura prosa beat, e accumuli di microcosmi stilistici.”

Bangs ha scritto per Rolling Stone, Creem e per moltissime altre riviste musicali durante gli anni migliori del rock.

È morto nel 1982, a 33 anni, per overdose di Valium e Darvon. Quando se ne è andato stava ascoltando l’album “Dare”, del 1981, degli Human League. Probabilmente Qualcuno ha voluto risparmiargli gli anni di MTV.

Chiudo con questo video di JacknRoll: bignami Lester Bangs in due minuti e cinquantacinque.